Conca tettono-carsica di Quarto Santa Chiara
Rilevanza e Valore del Geosito: Nazionale, Geoturistico
Tipo: Di interesse geomorfologico
Tipo: Di interesse geomorfologico
Il Quarto Santa Chiara si trova a circa 1250m slm fa parte dei cosiddetti “Altipiani Maggiori d'Abruzzo” ed è situato tra il Monte Pizzalto (ad ovest) e il Monte Porrara (ad est). Questo geosito è una conca endoreica di origine tettonico-carsica. È quindi una depressione senza emissario che si è formata grazie all'azione combinata di due processi quello tettonico dovuto a movimenti della crosta terreste e quello del carsismo dovuto all'azione dell'acqua sui calcari. L'origine tettonica del Quarto è testimoniata dalla faglia bordiera del Monte Porrara. Questa faglia diretta, ovvero causata da movimenti di distensione della crosta terreste, (attività negli ultimi 2 milioni di anni), ha abbassato la porzione occidentale del Porrara, creando una specie di spazio una “vasca” dove le acque correnti hanno depositato nel tempo, sedimenti alluvionali, ghiaie sabbie e limi. Successivamente, questi sedimenti sono stati incisi e scavati dal Fosso La Vera e da altri ruscelli superficiali. Sull'altopiano la pendenza è minima e la velocità della corrente è bassa e infatti si formano i meandri, le curve dei fiumi, dalla differenza di colore dell'erba possiamo notare i meandri abbandonati che ci raccontano l'evoluzione del corso d'acqua, i tratti rettilinei invece sono opere di canalizzazione.
All'interno del geosito si osserva un inghiottitoio chiamato Capo La Vera che inghiotte appunto il torrente, che dopo un viaggio sotterraneo nei calcari del Monte Porrara, riaffiora in prossimità delle sorgenti del Fiume Aventino (altro geosito) in località Capo di Fiume. Analisi eseguite con l'immissione di traccianti da Capo la Vera hanno dimostrato che il percorso in sotterranea dura circa 3 ore. Queste acque presentano caratteristiche chimico-fisiche e biologiche di ottima qualità per l'uso potabile. Nel Quarto Santa Chiara quando la portata del Fosso la Vera aumenta in seguito allo scioglimento delle nevi e alle abbondanti precipitazioni, l'inghiottitoio non riesce a drenare tutta l'acqua che proviene dai versanti del Pizzalto e del Porrara e quindi sulla piana si forma un lago effimero a volte profondo anche due metri, favorendo le condizioni per un ulteriore differenziazione degli ambienti, si crea infatti un habitat umido-palustre molto importante per l'avifauna e per la vegetazione.
Focus e/o curiosità sul geosito:
Le condizioni “microgeografiche” che si creano hanno permesso la crescita di enormi quantità di fieno e quindi lo sviluppo di allevamenti bovini. A Pescocostanzo questo tipo di allevamento ha origini antichissime, si parla di una società di allevatori fondata nel sedicesimo secolo (ecco perché qui si produce dell'ottimo caciocavallo). Un altro fieno è famoso da queste parti, il falasco: I contadini usavano le sue foglie per impagliare sedie, fiaschi e costruire stuoie e per imbottire il cuscino cilindrico del tombolo, strumento di lavoro per i famosi merletti abruzzesi.
All'interno del geosito si osserva un inghiottitoio chiamato Capo La Vera che inghiotte appunto il torrente, che dopo un viaggio sotterraneo nei calcari del Monte Porrara, riaffiora in prossimità delle sorgenti del Fiume Aventino (altro geosito) in località Capo di Fiume. Analisi eseguite con l'immissione di traccianti da Capo la Vera hanno dimostrato che il percorso in sotterranea dura circa 3 ore. Queste acque presentano caratteristiche chimico-fisiche e biologiche di ottima qualità per l'uso potabile. Nel Quarto Santa Chiara quando la portata del Fosso la Vera aumenta in seguito allo scioglimento delle nevi e alle abbondanti precipitazioni, l'inghiottitoio non riesce a drenare tutta l'acqua che proviene dai versanti del Pizzalto e del Porrara e quindi sulla piana si forma un lago effimero a volte profondo anche due metri, favorendo le condizioni per un ulteriore differenziazione degli ambienti, si crea infatti un habitat umido-palustre molto importante per l'avifauna e per la vegetazione.
Focus e/o curiosità sul geosito:
Le condizioni “microgeografiche” che si creano hanno permesso la crescita di enormi quantità di fieno e quindi lo sviluppo di allevamenti bovini. A Pescocostanzo questo tipo di allevamento ha origini antichissime, si parla di una società di allevatori fondata nel sedicesimo secolo (ecco perché qui si produce dell'ottimo caciocavallo). Un altro fieno è famoso da queste parti, il falasco: I contadini usavano le sue foglie per impagliare sedie, fiaschi e costruire stuoie e per imbottire il cuscino cilindrico del tombolo, strumento di lavoro per i famosi merletti abruzzesi.
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