Geositi
Il censimento dei Geositi nell’area del geoparco è stato realizzato a partire dal 2015 per la candidatura del Parco Nazionale della Maiella a Geoparco Unesco ed ha portato all’individuazione di 95 geositi di cui 22 in totale di importanza internazionale. I geositi censiti nell'intera area del Geoparco Maiella mostrano l'elevata variabilità delle caratteristiche geologiche del geoparco (geodiversità), così come la loro unicità. I geositi registrati sono stati poi catalogati e caricati in ambiente GIS in base al carattere geologico principale rappresentato (intervalli stratigrafici significativi, presenza di fossili peculiari del contesto geologico, le forme del paesaggio glaciale), combinato con altri aspetti particolari del luogo come l’archeologia, le risorse idriche e minerarie. Alcuni, oggetto di studio da parte di ricercatori italiani e stranieri, hanno acquisito un'importanza internazionale, tra cui ricordiamo: il Geosito di Capo di Fiume a Palena; la sezione tipo di Decontra dell'Oligo-Miocene; la sezione stratigrafica di Pennapiedimonte; il campo di dune sottomarine di Cerratina; la formazione gessoso-solfifera della cava di Colle di Votta; le Sorgenti del Petrolio del Torrente Arollo; le Sorgenti del Verde e le Gole di Fara San Martino; la Grotta del Cavallone; il sito Paleolitico di Valle Giumentina; l'Eremo di Sant'Onofrio e il tempio di Ercole Curino; le miniere di bitume di Acquafredda; il geosito paleontologico a rudiste di Fara San Martino.
La presenza di 95 geositi (siti geologici importanti per qualità scientifica, rarità, rilevanza estetica o valore educativo), di cui 22 in totale sono di importanza internazionale, hanno rappresentato la base per la candidatura a Geoparco Unesco.
Il primo geosito valorizzato attraverso un’importante iter di collaborazione tra enti pubblici competenti sulla tutela del patrimonio geologico (Parco Nazionale della Maiella, Soprintendenza per i Benu Culturali e Paesaggistici di Chieti-Pescara, Comune di Palena) è stato il Geosito di Palena-Capo di Fiume, sottoposto a vincolo archeologico, e che conserva sedimenti di un ambiente lagunare e palustre risalente a circa 7 milioni di anni fa. I resti paleobotanici all'interno degli strati appartengono a salici, cipressi, albero della cannella e piante caducifoglie. Negli spazi aperti vivevano piccoli mammiferi, detti prolaghi, di uno dei quali è stato rinvenuto uno scheletro ben conservato. La laguna e il mare aperto antistante erano popolati da molte specie di pesci, tra cui l'aringa rotonda, la perca del Nilo, il merluzzo e il pagro, da molluschi e ricci di mare. Il giacimento paleontologico è parte di un sistema integrato di visita che comprende le sorgenti dell'Aventino e il Museo Geopaleontologico Alto Aventino di Palena, dove sono conservati i resti fossili citati.
La presenza di 95 geositi (siti geologici importanti per qualità scientifica, rarità, rilevanza estetica o valore educativo), di cui 22 in totale sono di importanza internazionale, hanno rappresentato la base per la candidatura a Geoparco Unesco.
Il primo geosito valorizzato attraverso un’importante iter di collaborazione tra enti pubblici competenti sulla tutela del patrimonio geologico (Parco Nazionale della Maiella, Soprintendenza per i Benu Culturali e Paesaggistici di Chieti-Pescara, Comune di Palena) è stato il Geosito di Palena-Capo di Fiume, sottoposto a vincolo archeologico, e che conserva sedimenti di un ambiente lagunare e palustre risalente a circa 7 milioni di anni fa. I resti paleobotanici all'interno degli strati appartengono a salici, cipressi, albero della cannella e piante caducifoglie. Negli spazi aperti vivevano piccoli mammiferi, detti prolaghi, di uno dei quali è stato rinvenuto uno scheletro ben conservato. La laguna e il mare aperto antistante erano popolati da molte specie di pesci, tra cui l'aringa rotonda, la perca del Nilo, il merluzzo e il pagro, da molluschi e ricci di mare. Il giacimento paleontologico è parte di un sistema integrato di visita che comprende le sorgenti dell'Aventino e il Museo Geopaleontologico Alto Aventino di Palena, dove sono conservati i resti fossili citati.
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