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La Paleofrana di Lettopalena

Rilevanza: Natzionale
Valore del Geosito: Geoturistico, Scientifico, Educativo
Tipo: di interesse Geomorfologico

Sul versante orientale della Maiella, tra le valli di Taranta e di Lettopalena, infatti, sembra quasi sia stato asportato un tassello di montagna. Un'enorme porzione tagliata con maestria da una mano gigantesca, che ha lasciato dietro di sé un vuoto dalla forma vagamente rettangolare.
Avvicinandosi alla base di questa grande rientranza per indagare e guardando dal lato opposto, verso il fondo della valle, si scorge un immenso ammasso di detriti. Si tratta di una delle più imponenti “frane fossili” dell'Appennino abruzzese: la paleofrana di Lettopalena. Si tratta di un vasto accumulo di rocce e detriti, formatosi a seguito di un antico movimento franoso circa 4.800 anni fa com'è stato possibile stimare attraverso la datazione di un tronco di leccio rinvenuto tra i detriti. L'evento, classificato come una rock-avalanche (frana di crollo e scorrimento rapido di grandi masse rocciose), ha mobilizzato oltre 30 milioni di metri cubi di materiale, dando origine al paesaggio ondulato e irregolare visibile ancora oggi ai piedi del monte. Le cause vanno ricercate nella struttura geologica del versante, caratterizzata da rocce calcaree stratificate e inclinate, fratture profonde e forti pendenze che hanno favorito il distacco e la successiva discesa del materiale. Oggi la paleofrana appare stabilizzata, ma il corpo roccioso conserva evidenti tracce di deformazione gravitativa: fessure, contropendenze e crepacci che testimoniano il lento assestamento del versante. Questo geosito ha un alto valore scientifico e paesaggistico, perché consente di leggere la storia recente dei processi geomorfologici della Maiella e di comprendere come eventi naturali di grande energia possano modellare, in poche ore, un territorio destinato a durare millenni.