GEOSITI
percorso: Home > GEOSITI > Geositi

Sito paleontologico di Capo di Fiume

Rilevanza: Internazionale
Valore del Geosito: Scientifico, Educativo, Geoturismo
Tipo: di interesse Paleontologico


Sulle pendici nord-orientali del Monte Porrara, si trova il geosito fossilifero di Capo di Fiume: un luogo unico, ricchissimo di fossili. Grazie all'impegno e alla passione di Erminio Di Carlo, questo sito ha restituito nel tempo migliaia di resti di organismi vissuti circa 7 milioni di anni fa, nel tardo Miocene.

L'area si presenta come una sorta di “finestra nel tempo”, dove le rocce affioranti lungo il taglio della strada raccontano una lunga storia geologica. La sequenza inizia con antichi calcari bianchi, formati oltre 70 milioni di anni fa sul fondo di un mare poco profondo. Per lunghissimo tempo queste rocce rimasero poi esposte all'aria, colorandosi di tonalità rossastre per la presenza di ferro e manganese.

Successivamente, nel Miocene, il mare tornò a ricoprire la zona. Sopra questi terreni si depositarono dapprima sedimenti legati ad ambienti umidi costieri, ricchi di resti vegetali e piccoli molluschi terrestri, e poi strati regolari di marne e calcari finemente laminati. Queste sottilissime alternanze di sedimenti raccontano il progressivo approfondirsi del mare, fino a oltre 100 metri.

È proprio in questi strati che sono stati trovati moltissimi fossili: conchiglie di bivalvi come telline e ostriche, ma soprattutto pesci in quantità eccezionale. La specie più comune è l'aringa rotonda (Spratelloides lemoinei), che rappresenta oltre i tre quarti dei ritrovamenti. Accanto ad essa compaiono pagri, saraghi, merluzzi e, in modo sorprendente, una Perca del Nilo, che testimonia l'arrivo di acque dolci da un antico fiume sfociante in mare.

Straordinaria anche la scoperta di un piccolo mammifero simile a un roditore, il Prolagus cf. apricenus, appartenente alla famiglia degli Ocotonidi. Questo animale viveva nel Messiniano su alcune isole dell'Adriatico e, nel caso di Capo di Fiume, si è conservato in modo eccezionale: sono visibili perfino parti di tessuti molli dell'addome, un fatto rarissimo nel record fossile.

Lo studio e la catalogazione di questo incredibile patrimonio paleontologico sono stati portati avanti da diversi istituti di ricerca. Dal 2007, la collezione è visitabile presso il Museo Geopaleontologico “Alto Aventino” di Palena, dove continua a raccontare la storia di un antico mare e delle forme di vita che lo abitavano.