Eremo Sant'Angelo di Lama dei Peligni
Ampio androne largo circa 20 m all'ingresso con poche tracce superstiti di muratura che permettono di ricostruirne a grandi linee la struttura originaria.
La parte frontale della grotta era interamente chiusa, con un unico accesso al centro, mentre l'interno era costituito da due ambienti di diversa grandezza. Il primo, che conserva ancora i resti di un piccolo altare sormontato da un'edicola lignea, costituiva la zona presbiteriale del complesso, come testimonia anche la presenza di un'acquasantiera scavata nella roccia della parete d'ingresso; il secondo ambiente, di dimensioni più piccole, era il nucleo abitativo dell'eremo.
La prima attestazione certa risale al 1447.
Nella parte relativa a Lama del “Registro dei fuochi del Regno di Napoli” è menzionata una tale Margarita concubina prioris Sancti Angeli de monte (“Margherita, concubina del priore di S. Angelo del Monte”).
L'intitolazione a S. Michele Arcangelo fa presupporre, tuttavia, una fondazione altomedievale. Nel 1838 il luogo viene menzionato nei Decreti della Prima Santa Visita di G.M. Saggese, vescovo di Chieti.
Secondo una tradizione locale, nel 1656, per sfuggire alla peste, vi si rifugiò il ricco notaio De Camillis; un secolo dopo, il ritrovamento di uno stivale pieno di monete d'oro provocò la distruzione delle mura da parte degli abitanti del luogo alla ricerca di un eventuale tesoro.
La parte frontale della grotta era interamente chiusa, con un unico accesso al centro, mentre l'interno era costituito da due ambienti di diversa grandezza. Il primo, che conserva ancora i resti di un piccolo altare sormontato da un'edicola lignea, costituiva la zona presbiteriale del complesso, come testimonia anche la presenza di un'acquasantiera scavata nella roccia della parete d'ingresso; il secondo ambiente, di dimensioni più piccole, era il nucleo abitativo dell'eremo.
La prima attestazione certa risale al 1447.
Nella parte relativa a Lama del “Registro dei fuochi del Regno di Napoli” è menzionata una tale Margarita concubina prioris Sancti Angeli de monte (“Margherita, concubina del priore di S. Angelo del Monte”).
L'intitolazione a S. Michele Arcangelo fa presupporre, tuttavia, una fondazione altomedievale. Nel 1838 il luogo viene menzionato nei Decreti della Prima Santa Visita di G.M. Saggese, vescovo di Chieti.
Secondo una tradizione locale, nel 1656, per sfuggire alla peste, vi si rifugiò il ricco notaio De Camillis; un secolo dopo, il ritrovamento di uno stivale pieno di monete d'oro provocò la distruzione delle mura da parte degli abitanti del luogo alla ricerca di un eventuale tesoro.
Dove si trova
Vallone di S. Angelo, a circa 650 m s.l.m.
Lettomanoppello
Pescara
Abruzzo
Telefono: 085922343
E-mail: caramanico@parcomajella.it
Lettomanoppello
Pescara
Abruzzo
Telefono: 085922343
E-mail: caramanico@parcomajella.it
Come si raggiunge
Dal Comune di Lettomanoppello si sale, in macchina, in direzione Passo Lanciano. Lungo la strada si interseca il Sentiero S (sentiero dello Spirito). Lasciare la macchina nei pressi dell'incrocio e continuare sul sentiero.
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